L’audizione di oggi in Commissione Territorio del Commissario straordinario Fabrizio Curcio e della Sottosegretaria Manuela Rontini è stata un passaggio importante per fare il punto sullo stato della ricostruzione post alluvione.
Se vogliamo davvero mettere in sicurezza l’Emilia-Romagna, non possiamo limitarci a gestire l’emergenza: serve una visione complessiva e di lungo periodo. Dobbiamo chiederci se oggi c’è una visione strategica della cura del territorio perché esso sia messo in sicurezza da qui ai prossimi dieci, venti anni. Il commissario Curcio ha ripetuto che la struttura commissariale ha il compito di realizzare le opere previste e finanziate per rispondere all’emergenza delle alluvioni del 2023 e del 2024 ma occorre che vengano fatte in raccordo con l’attività ordinaria, gestite dalla Regione e all’interno di una visione d’insieme che sappia indicare le priorità.
Nel mio intervento ho richiamato l’esperienza del Veneto, che dopo l’alluvione del 2010 ha formato una commissione di massimi esperti che ha delineato il Piano per la Salvaguardia Idrogeologica del Veneto, con un progetto da quasi 3 miliardi di euro. Un piano strategico in cui hanno indicato tutti gli interventi necessari, anche quelli che all’epoca non potevano finanziare, e che è ancora valido oggi. Come ha anche detto il commissario Curcio, quella capacità di programmazione oggi deve diventare anche nostra. Rispondendo a domanda precisa, il commissario ha detto: “Poter fare un ragionamento solido, basato su dati tecnico-scientifici con analisi dei problemi e possibili soluzioni, aiuta a costruire un percorso strutturato”.
Noi abbiamo ricevuto ingenti risorse: 2,7 miliardi di euro, del quale restano ancora da assegnare circa 75 milioni; altri 100 milioni di euro per gli eventi del 2024 con il Decreto-legge 65; altri 400 milioni di euro transitati dalla parte privata a quella pubblica con la legge di bilancio più recente. Mi chiedo però se oggi in Emilia-Romagna esista una figura realmente competente in grado di costruire questa visione.
Un altro nodo centrale riguarda la governance. Come ricordato dalla sottosegretaria Rontini abbiamo innumerevoli enti coinvolti nella difesa del suolo, nella ricostruzione, nella gestione delle risorse idriche e dei dissesti geologici: Regione, Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la Protezione Civile, AIPO, Autorità di bacino, Comuni, ecc… La vera sfida è promuovere l’integrazione di questi livelli, superando sovrapposizioni e frammentazioni, e rendendo trasparente il coordinamento.
In questo quadro si inserisce anche il tema della riorganizzazione dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la Protezione civile. È molto positivo che la sottosegretaria Rontini abbia annunciato che in seguito alla riorganizzazione, l’Agenzia avrà dipartimenti diversi e che la cura del territorio verrà gestita per aste fluviali, da monte a valle, superando le divisioni per province.
Abbiamo un problema di previsione, di prevenzione, di progettazione, di corretta realizzazione degli interventi, e di monitoraggio. Questi passaggi devono diventare i pilastri di una politica seria sulla sicurezza del territorio.
Proprio sul monitoraggio, il commissario Curcio ha detto una cosa importante: fino a gennaio 2025 esisteva di fatto solo un monitoraggio finanziario dei lavori svolti ma è insufficiente. Serve un monitoraggio “fisico” delle opere e degli interventi per capire quanti lavori occorre fare, a che punto sono e come sono stati effettuati. La prevenzione si costruisce con dati, verifiche costanti e responsabilità chiare.
Un altro aspetto decisivo è quello delle competenze. La sicurezza del territorio dipende anche dalla qualità del lavoro che viene fatto sul campo. Se un argine è costruito male, se un’opera è eseguita senza cura, le risorse pubbliche vengono vanificate. In questo senso, ricordo che in sede di bilancio sono stati approvati all’unanimità i miei emendamenti al DEFR 2026-2028 per costituire un “Sistema integrato di formazione per la sicurezza del territorio”. Una sorta di Academy che metta in rete università, scuole tecniche, centri di ricerca, ordini professionali e imprese, per formare tutte le professionalità necessarie: dall’operaio al tecnico, fino agli specialisti informatici.
In chiusura, ho chiesto che prossima settimana venga discussa in Commissione la risoluzione che avevo proposto con gli altri capigruppo di centrodestra e sulla quale si era trovato un accordo anche con la maggioranza.
Sarebbe inoltre fondamentale prevedere aggiornamenti periodici in Commissione sullo stato dei lavori, sull’avanzamento degli interventi e sull’utilizzo delle risorse. La sicurezza del territorio non può essere affrontata a fasi alterne: è un impegno permanente verso i cittadini e le comunità colpite.