Il Tar dell’Emilia-Romagna ha annullato il provvedimento di “Città 30”. Eppure, il sindaco Lepore ignora il peso della sentenza e con fare disinvolto dice “andiamo avanti”, liquidando la decisione come una questione burocratica, alla quale addirittura si era preparato. Se vuole essere corretto nei confronti dei cittadini, però, deve ammettere che dovrà tornare indietro. Perché nei fatti dovrà farlo. Già da oggi a Bologna la situazione non è quella che lui aveva immaginato: le zone 30 introdotte dopo il 31 dicembre 2023 sono tornate immediatamente strade in cui si possono percorrere velocità fino a 50 km/h. E solo nel rispetto delle leggi nazionali, potranno in futuro diventare nuovamente, e stavolta legittimamente, zone 30.
La verità è che la Giunta Lepore ha scelto fin dall’inizio la strada della propaganda e delle misure ideologiche e non ha intenzione di cambiare registro nemmeno ora. “Città 30” è stata costruita come una bandiera identitaria, utile alla comunicazione e alla visibilità politica, più che come una scelta per i cittadini. Quella bandiera è stata smontata dalla realtà e da una sentenza che parla chiaramente di motivazioni generiche e di un utilizzo improprio degli strumenti previsti dal Codice della strada.
Nessuno mette in discussione l’obiettivo della sicurezza stradale. Ma proprio per questo servono serietà, rispetto delle regole e buon senso. I 30 km/h non possono essere imposti ovunque per principio: vanno applicati dove sono realmente necessari e dove la legge lo consente, strada per strada, sulla base di valutazioni puntuali.
Anche perché a voler essere onesti si dovrebbe dire che è una “Città 20” o “Città 10”: tra cantieri, deviazioni e restringimenti, il traffico che si genera impone infatti velocità spesso ben al di sotto dei 30 km/h, senza bisogno di provvedimenti generalizzati e simbolici.
La sentenza del TAR apre anche alcune domande. Innanzitutto, i cittadini multati in questi due anni sulla base di una misura illegittima saranno rimborsati dal Comune di Bologna?
E chi si assumerà la responsabilità dei soldi pubblici spesi per il progetto “Città 30”? Non è stato infatti a costo zero. È stato speso qualche milione di euro per la nuova segnaletica, per campagne di comunicazione e per iniziative di promozione di un provvedimento illegittimo. Anche con il sostegno di Fondazione Innovazione Urbana, quindi con risorse dei cittadini bolognesi. Perché Lepore non ammette che queste risorse si potevano e dovevano investire in altro modo? Ad esempio, per la manutenzione delle strade o per creare nuovi parcheggi.
Se ora l’Amministrazione intende riscrivere i provvedimenti e documentare via per via la necessità dei 30 km/h, lo faccia con trasparenza. Vogliamo vedere il risultato finale. Saranno davvero confermati i 30 km/h su tutte le strade? E se questo non sarà possibile, come è probabile, il sindaco abbia almeno il coraggio di dirlo chiaramente ai cittadini: Bologna non è più “Città 30”.
Governare significa assumersi la responsabilità delle proprie scelte, non difendere a ogni costo una narrazione. E la forma è sostanza: dire che il limite dei 30 km/h va messo dove serve, come indica il TAR, è il contrario di dire che Bologna è una “Città 30”.